No martiri No party: omaggio ai club italiani da parte di una band che ne ha girati tanti

Negli ultimi dieci anni i We Are Waves hanno tenuto centinaia di live, in altrettanti locali. Ora che le loro serrande sono giù e il loro futuro a rischio, qualcuno deve pur celebrarli
30/04/2020 14:11
di Fabio "Viax" Viassone

L'autore dell'articolo è il cantante dei We Are Waves.

 

Suonare in una band significa sostanzialmente: interminabili ore in furgone, dormire in posti improbabili, mangiare quando capita e come capita, fare il soundcheck in un posto dove la sera non sai se arriveranno 5 o 200 persone, scaricare e caricare centinaia di chili di strumentazione sotto la pioggia o il sole cocente. E un migliaio di altre cose che non si possono spiegare a parole; esse diventano la tua stessa vita, la tua famiglia, la tua identità, e ti cambiano per sempre.

In questi anni coi We Are Waves ho fatto centinaia di concerti in Italia ed Europa. Abbiamo ascoltato tantissime storie, parlato con tantissime persone, visto tantissimi posti. Alcuni di questi ci sono rimasti particolarmente nel cuore, per motivi che travalicano la semplice questione musicale. Locali il più delle volte piccoli, gestiti con pochi mezzi e molta passione, che ogni giorno strappavano alla vita la forza per auto-sostenersi e fare cultura, magari in zone non facili.

In questo percorso abbiamo avuto l'onore di conoscere persone testarde e coraggiose, che oggi più che mai sono a rischio estinzione a causa delle severe norme anti-contagio da Covid 19 cui sono sottoposti per un periodo che rischia di essere molto, troppo lungo. Ne ho scelti 10 tra quelli che hanno avuto un peso e un’influenza tale su di noi da cambiare la nostra vita. Ma l’elenco potrebbe essere molto più lungo. Questo è il nostro modo per rendergli omaggio e ringraziarli di tutto quello che hanno fatto per noi e per tutte le band come noi.

1 - Tirabusciò, Soveria Mannelli (CZ)

 

La prima volta che esci dalla famigerata Salerno-Reggio Calabria per inoltrarti sui contrafforti della Sila un po’ ti prende l’angoscia, guidi e guidi senza incontrare nessuno per un tempo interminabile. Se poi sei abituato a vivere in una rumorosa metropoli del Nord Italia, andare dall’altra parte dello stivale in un posto così è fonte di emozioni contrastanti.

“Non ci sarà nessuno, abbiamo fatto una cazzata”. Questo è quello che pensi. Poi fai l’ultima curva e ti trovi una situazione surreale. Un paesino abbarbicato sui monti, al confine tra la provincia di Catanzaro e Cosenza, su un panorama mozzafiato. I bambini nella piazzetta, le signore anziane sedute fuori dalle porte nel fresco caldo della sera, e sembra subito un film di Pasolini. Sulla strada principale si trova questo piccolo locale dal nome inspiegabilmente sabaudo, gestito da quella meraviglia di donna chiamata Alessandra Costanzo e dal suo staff con una passione e una caparbietà senza pari.

Abbiamo avuto l'onore di suonare da loro diverse volte, con il locale che a una certa ora si riempie di ragazzi, appassionati o semplici curiosi, suonando sul pavimento con tutta la gente intorno che balla a volumi che non riterremmo gestibili in un posto del genere. Sempre accolti con tutta la gentilezza e l’ospitalità di una terra magica ed irsuta come la Calabria, che abbiamo imparato a conoscere ed amare proprio grazie a loro.

2 - Garbage Live Club, Pratola Peligna (AQ)

Per noi non è stato solo un locale, ma un intero ecosistema. La prima volta che lo conoscemmo fu ad agosto 2015, in un’assolato festival nella piazza di questo paesino arroccato nell’entroterra abruzzese, in apertura a dei già lanciati, ma non ancora sdoganati al grande pubblico, TheGiornalisti.

Da lì è nata un’amicizia che va ben oltre la musica, portandoci a suonare così spesso in quelle terre meravigliose da perderne il conto. Piazze assolate, castelli abbandonati a strapiombo sulle montagne, piccoli borghi, notti bianche piene di gente, sorrisi e profumi. Abbiamo suonato al chiuso del Garbage, facendoci strada a fatica in mezzo alla neve, o sotto il sole a 40 gradi. Abbiamo conosciuto la vera Genziana e gli arrosticini cotti rigorosamente sulla canaletta; abbiamo passato intere notti a chiacchierare e ridere.

Abbiamo scoperto quanto sono belle le ragazze abruzzesi. Tutto questo grazie alla passione ostinata di Silvio Don Pizzica e tutti i ragazzi che fanno parte di quel mondo, che ci hanno sempre accolto a braccia aperte e ripagato con un amore e una partecipazione che ci ha lasciato il segno.

Per mesi il titolo provvisorio di Healing Dance, il primo singolo di Hold, è stato Pizzica. Così veniva chiamata in sala e scritta sulle scalette dei concerti.

3 - P-Fucktory, Aosta

Di concerti ad Aosta ne abbiamo fatti parecchi, essendo diventata la seconda casa dove registriamo tutti i nostri dischi dal 2014. Ma sicuramente il più speciale fu quello in un grosso garage sotterraneo, proprietà di un personaggio bizzarro e sopra le righe come Patrick Pasuello. Artista, pittore, bevitore, donnaiolo, vive e lavora nel suo garage/atelier in un modo che oggi sembra fuori dal tempo. Le feste che organizzava in quel posto erano leggendarie. L'ingresso era libero, gratuito ed aperto a tutti. Unica regola, dovevi portare da bere.

Quella sera di Aprile abbiamo suonato così forte da far saltare tutto l'impianto elettrico. A quel punto abbiamo continuato, usando solo la batteria e le urla di 200 ragazzi in gaina totale nel buio pesto, prima che la luce tornasse e con un “uan-ciù-tri-fò” urlato tutti insieme riprendessimo il pezzo da dove lo avevamo lasciato. Una nottata indimenticabile, che ancora salta fuori nei discorsi delle persone che ci sono state. Giusto poco tempo fa stavamo chiacchierando sull'ipotesi di rifarla.

4 - Honky Tonky, Seregno (MB)

Tra i vari locali che negli anni ci hanno ospitato, uno più di tutti ci ha cambiato la vita: l'Honky Tonky di Seregno, un grossa ex-fabbrica della periferia brianzola. All'epoca la direzione artistica era di un ragazzo magro e introverso chiamato Fabrizio Borgonovo. Ci suonammo per caso la prima volta nel 2014 per un contest rock organizzato da Bagana Records. Fabrizio ci vide e nacque l’amore. Avevamo appena pubblicato Labile, e quella sera stessa ci propose di farci da booking. Insieme fondammo Untitled Booking, una piccola agenzia che si è occupata di organizzare e gestire tutti i live dei WAW dal 2014 al 2019.

Quel posto per noi non era solo un club: era il quartier generale, la seconda casa, la cucina, il luogo delle riunioni, il posto per fare tappa nelle trasferte scomode. Lì ci siamo chiusi per tre giorni per la prima pre-produzione di un tour, abbiamo preso le sbronze più micidiali, chiacchierando fino al mattino di musica insieme a un inossidabile Sergio di Meda. Lì abbiamo smesso di essere una piccola band di paese e abbiamo iniziato a sentirci più grandi e meno soli.

5 - Mulino di Lucifero, Alpignano (TO)

Di cose bizzarre ne abbiamo fatte. Una di queste è stata venire ingaggiati per sonorizzare una sfilata di intimo. Roba che Victoria's Secret, scansate proprio. Il posto che organizzava queste serate assurde è magico: un ex mulino ottocentesco nelle campagne torinesi, quartier generale di quel pazzo scatenato di Roberto Cutuli (in arte Lucifero) che insieme a sua moglie Janna Bortoletto ci ha ospitato molte volte per eventi assolutamente fuori da ogni logica.

Alle sue serate potevi finire a chiacchierare amabilmente con Arturo Brachetti mentre ragazze e ragazzi vestiti solo di lampadine, fil di ferro e vernice camminavano con assoluta disinvoltura per gli enormi stanzoni dove erano esposte tutte le creazioni di questa coppia, che da più di trent’anni porta avanti il suo percorso di creatività e coraggio. Dimenticavo: i camerini erano in comune con le modelle. Mantenere la concentrazione è stato particolarmente difficile.

6 - A Night Like This Festival, Chiaverano (TO)

Uno dei festival più belli che abbiamo fatto in Italia, e uno dei più curati per un certo modo di intendere la musica “alternativa”. Un occhio di riguardo a generi più di nicchia come dreampop, shoegaze o post-punk, con un taglio internazionale e una cornice pazzesca come il Lago Sirio, in mezzo alla serra morenica di Ivrea. Nel 2016, grazie al lavoro di Camilla Caldarola e Nina Selvini di Astarte, siamo stati inseriti nella line-up insieme ad artisti come Wrongonyou, Be Forest, Temper Trap e molti altri.

Oltre che un giorno speciale con tantissimi amici è stato uno dei primi momenti realmente importanti, in cui realizzavi di non essere più una piccola realtà da sala prove ma di poterti permettere palchi più grossi e situazioni più strutturate. Oggi quel festival non c'è più; stavano pensando di rimettere in piedi una realtà alternativa, nella stessa location, proprio quest'anno.

7 - Scumm, Pescara

Lo Scumm di Luca Falcone e Serena De Cristofaro ha un record singolare: è in assoluto il locale che ha ospitato più versioni del nostro live. Tra quelle piccole pareti abbiamo suonato a band completa, in duo synth-wave, in acustico solo voce e chitarra, sempre con la stessa calorosità e cortesia, in quella piccola via del centro storico che è diventata il punto di riferimento di una Pescara underground che si dimostra molto più vivace di quello che ti aspetteresti.

Allo Scumm è legato un piccolo episodio personale, un po' lungo da raccontare ma molto toccante, avvenuto nel 2018 durante il tour di Hold. Un ragazzo a fine concerto mi avvicina sulla stradina. Un giovane punk che aveva ballato in prima fila per tutto il live. Mi confessa che il concerto gli è piaciuto, ma il disco no, lui preferisce Promises. Gli rispondo ci sta, i gusti son gusti. Continua a parlare, gli occhi un po' strani, raccontandomi che quel disco lo ha “salvato”; aveva toccato il fondo, non vedeva vie d’uscita e aveva deciso di farla finita. Per caso ha scoperto quel disco, e ci si è aggrappato trovando la forza per andare avanti. “La mia preferita è Be Your Own Island, la sento mia; l'ho ascoltata tanto. Oggi sono qua, volevo vedervi live".

Ci abbracciamo. Non gli dico nulla, che vuoi dire in questi casi. Ma ho le lacrime agli occhi, non riesco più a parlare con nessuno per un po’. Credo che, se mai c’è stato qualcosa che dovevamo fare con la musica, l'abbiamo fatta con quel ragazzo di cui non conosco il nome. Tutto il resto è un meraviglioso, superfluo divertissement.

8 - The Hor, Sassari

Tra i vari locali in cui abbiamo suonato, il The Hor a Sassari è stato un momento molto speciale; il nostro primo concerto in Sardegna, organizzato da una piccola agenzia chiamata OneStep Booking e per alcuni di noi la prima volta che mettevamo piede su quest’isola pazzesca. È stato il primo concerto per cui abbiamo dovuto prendere una nave, imbarcarci da Genova la notte prima, dormendo per terra per stare nelle spese. Un posto che ci ha accolto con grande calore, regalandoci un concerto intenso e pieno di gente, anche se praticamente eravamo sconosciuti a tutti. I giorni successivi abbiamo proseguito, suonando all’Arcafè di Alghero e al Brix di Oristano.

9 - Druso, Bergamo

Quello del Druso di Bergamo è stato uno dei concerti più emozionanti in Lombardia, il secondo insieme a una band che stimiamo tanto come i Soviet Soviet, e forse il primo dove abbiamo avuto una grossa gratificazione da parte del pubblico lombardo. Siamo stati trattati con grandissimo rispetto e professionalità, passando una serata splendida.

Il Druso, come tutti gli altri club di musica alternative e indipendente in Italia, è oggi chiuso fino a data da destinarsi. Gli facciamo un enorme in bocca al lupo sperando di poter tornare tra quelle stanze, sopra o sotto il palco, in una città a noi molto cara che ha pagato il prezzo più alto di questa pandemia.

10 - Blah Blah, Torino

Non possiamo non chiudere questa carrellata con un locale che per noi rappresenta qualcosa che non si può descrivere a parole. Persone come Machno, Francesca TopaJay, Carletto KillerBlaster, Francesco Rapone, ma anche Ricky Klec Perugini, Elena Carcangiu, Domenico Surace, Nik Olò hanno reso questo posto molto più di un locale: una famiglia, un luogo in cui rifugiarsi ed essere orgogliosi della propria città.

La prima volta che abbiamo suonato al Blah Blah come WAW è stata 5 anni fa. Il nostro magro seguito era rappresentato da amici, fidanzate, parenti e qualche sparuto appassionato di New Wave. Ma Francesca fu così carina da scommettere su di noi e permetterci di salire su un palco importante. Da lì abbiamo iniziato a crescere, e al live di 2 anni dopo abbiamo dovuto a malincuore lasciare della gente fuori perché non ci stavano tutti.

L'ultimo concerto del 2020, ben prima di sapere che sarebbe stato l'ultimo, è avvenuto proprio qui; per la prima volta abbiamo fatto la scelta di rinunciare al cachet fisso e produrre interamente la data a biglietto. Il risultato è stato un sold-out totale e un concerto di un'emozione unica, con tanti ex membri della band, amici, appassionati, e in generale tutta quella Torino che pulsa al ritmo di note più sulfuree, accorsa in massa per una grande danza curativa.

Al momento non sappiamo se sarà questo il nostro ultimo live. In caso, siamo felici sia successo qui.

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L'articolo No martiri No party: omaggio ai club italiani da parte di una band che ne ha girati tanti di Fabio "Viax" Viassone è apparso su Rockit.it il 30/04/2020 14:11

Tag: live

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