intervista

Frah Quintale: "Il falsetto è la voce della mia coscienza"

Il suo nuovo singolo, "Buio di giorno", ha fatto molto discutere, "perché in Italia se canti così sei Pino Daniele o i Cugini di Campagna". E invece Frah, assieme ai suoi soci di Undamento, inaugura così la nuova era dell'R&B nostrano: una chiacchierata a cinque per celebrarlo
29/04/2020 14:43

Buio di giorno non è solo il nuovo pezzo di Frah Quintale, ma anche il manifesto di una playlist che incornicia un suono nuovo: R&B Italia. Per dirla come si mangia: un sound che può andare bene alla mattina, mentre lavori, anche alla sera; ha a che fare con la tua attitudine, il tuo stile; da Venerus a Mahmood, passando per Coco e Rokas. Brano e playlist escono firmati da Undamento, etichetta nota ai più per aver dato alle stampe - oltre a Frah - Coez, Dutch Nazari, Joan Thiele, Irbis37 e tanti altri. Per loro R&B non è una novità. Il primo disco di genere lo pubblicarono nel 2017, di David Blank. “Ma non se l'è inculato nessuno”, commentano.

Decidiamo di mettere tutto sul piatto e di fare una call a cinque, su Skype, come funziona in questi tempi di quarantena. Ci siamo io, Frah, Tommaso Biagetti (responsabile comunicazione dell'etichetta), Alessandro Brenso Scagliarini (booking dept.), e Tommaso Fobetti. Quest'ultimo non è solo il label manager, con un passato in Carosello, ha sulle spalle un'esperienza come selecter per Burger Radio, che lui definisce “incredibile, importantissima”.

Passato, presente e futuro si incrociano così come le dimensioni personali e professionali si mischiano in questa che è una sorta di playlist editoriale, però compilata da un'etichetta, che in realtà è una famiglia. Con quell'entusiasmo di chi vuol cambiare il mondo con i propri amici perché stufo d'essere “troppo poco pop per il pop, troppo black per l'indie, troppo indie per il rap”.

Quarantene... - Foto Tommaso BiagettiQuarantene... - Foto Tommaso Biagetti

Un ottimo periodo per fare uscire nuovi brani...

Frah: É il destino... (ride

Partiamo da Buio di giorno: la mia impressione è che tu abbia cercato di scrivere la tua Aspettando il sole.

Frah: Non sei il primo che me lo dice (sorride), mi fa piacere: se poi viene vista così, dico “bello”. Non l'ho cercata, ma se ti è arrivata questa sensazione, senza essermi sforzato per farla, vuol dire che è ben riuscita. Quando lavoro ai pezzi capisco solo successivamente che cosa sto facendo. 

Non è un brano come Aspettando il sole, bada bene, ma alla Aspettando il sole. Soprattutto nel testo: i riferimenti alla luce, il mood malinconico. 

Frah: Vero, è tutt'altro pezzo, però se gli dai una connotazione fotografica ha dei colori molto simili a Neffa. Be', è un gol per me.

Frah Quintale al lavoro - Foto Tommaso BiagettiFrah Quintale al lavoro - Foto Tommaso Biagetti

Dove hai tirato fuori questo falsetto?

Frah: In realtà ho solo tolto le voci basse dalle doppie. Anche in Regardez Moi ci sono molti cori in falsetto, solo che restano sotto rispetto alla voce principale. Mi sembrava una voce della coscienza, che non fosse mia. Volevo fosse una "voce x", che quando parte la confondi con un featuring. Inoltre mi sembrava alleggerisse l'ascolto, perché il tema è un po' peso.

Hai fatto una cosa nuova, e come spesso accade hai diviso la tua fanbase. Ho letto questo commento che mi ha fatto ridere: “Frah la rifai con la voce normale, che magari è anche bella?” 

Frah: Ho letto anche di peggio... (ride

Le critiche ti stanno dando fastidio?

Frah: Psicologicamente, vecchio, sapevo che non tutti avrebbero capito. É anche giusto così. Quando è uscito il pezzo ho letto due robe che mi hanno fatto incazzare e ho chiuso Instagram fino al giorno dopo, vaffanculo. In Italia certe cose, per formazione storica, le categorizziamo per ideologia: se canti in falsetto sei Pino Daniele o i Cugini di campagna. Non si chiede a tutti di essere cultori della musica: uno può non sapere perché sono arrivato a fare il falsetto. Però è anche bello così: non mi è mai capitato che la gente si scannasse nei commenti, che prendesse posizione, mi ha fatto piacere che facesse discutere. 

Parliamo dei tuoi ascolti, delle influenze di questo pezzo.

Frah: La prima cosa che mi è venuta in mente è Dudley Perkins, artista americano che esce su etichetta Stones Throw. Poi Childish Gambino ovviamente. Ho scoperto questo tipo: Sunni Colon, fra soul e funk. Dopo aver fatto tante robe con i cori e le voci alte mi sono detto: “proviamo, cambiamo, facciamo una cosa diversa”. Mi sembrava una cosa figa, un bell'esperimento da fare.

Allarghiamo ai tuoi soci di Undamento. Voi dite: “Frah ha ribaltato di nuovo le carte in tavola e, come era già successo in passato, abbiamo capito che non c'era una playlist ufficiale che potesse ospitare questo suo nuovo sound e abbiamo deciso di farla noi”. Chi vuole iniziare?

Fobetti: Noi come etichetta indipendente abbiamo l'obiettivo di creare un suono, ci diverte fare cose nostre molto personali. Ci si scontra un pochino sempre con i canali promozionali: playlist, radio, programmi. Molto spesso ci è stato detto: “siete troppo poco pop per il pop, troppo black per l'indie, troppo indie per il rap”. Noi abbiamo sempre cercato di fare quello che volevamo.

 Da sinistra a destra: Fobetti, Biagetti, Brenso - Foto Tommaso Biagetti Da sinistra a destra: Fobetti, Biagetti, Brenso - Foto Tommaso Biagetti 

La playlist si apre con Buio di giorno, un po' come fosse il manifesto del nuovo suono.

Fobetti: Abbiamo deciso di iniziare noi questa playlist per dare un po' d'aria e di speranza, sperando che questa cosa si allarghi e altri seguano il flusso.

Biagetti: L'idea è venuta in un momento di disperazione. Sapevamo che avremmo di lì a poco proposto cose particolari senza che ci fosse un contenitore per la nostra roba. Il nostro fare do it yourself ci ha suggerito: facciamolo noi.

Brenso: Faccio la testa hip hop. Hai presente Numero Zero, il documentario sul rap italiano? Nel momento in cui tutti delineavano il loro stile, c'è un punto in cui Neffa dice: “vedevo che venivo confuso con gli Articolo 31, non si capiva chi facesse rap e chi rnb. Bene, d'ora in poi non ci capirete perché lo decido io”. Eravamo in quella condizione mentale fra positività e rancore, quando fai una cosa e non viene recepita. Se voi non la capite, la rendo incomprensibile io e faccio quello che mi pare.

Riassumo i vostri interventi. Fobetti: speranza. Biagetti: disperazione. Brenso: positività e rancore. 

(ridono)

Fobetti: Noi da questa confusione ci siam già passati. I primi dischi di Coez, per esempio: non si capiva se fosse pop, rap o indie, ci abbiamo impiegato tanto per farlo riconoscere. Poi siam passati da Regardez Moi di Frah: quel disco lo catalogammo come rap e poi è diventato indie o “graffiti pop”. Questo è un momento maturo per l'R&B Italia, vogliamo accelerare i tempi anche nella comprensione della gente. Dare etichette è brutto, ma vogliamo facilitare l'ascolto.

Biagetti: Un po' anche per dire “raga, 'sta roba in America è al top delle classifiche da due anni”. Non siamo gli unici qui, c'è tanta roba. Fossimo stati da soli era come farsi le seghe.

Mettiamo che sono un giovane ragazzo che ha sempre ascoltato rap italiano. Non so niente. Grazie a Frah, sono suo fan, arrivo su questa playlist. Chi mi spiega cos’è “R&B Italia” e perché dovrebbe piacermi?

Fobetti: É una deriva del rap, della trap di oggi, più cantata, è fra indie e black. In Italia non sappiamo rifare i generi, abbiamo un tempo nostro per digerirli e quando vengono risputati fuori sono sempre italiani. Se sei un ragazzo e ti piace il rap, è figa sta roba. 

Biagetti: Io al tipo gli direi “è più stilosa della roba che hai ascoltato fino ad adesso”.

Fammi un esempio.

Frah: C'è una band padovana molto giovane che si chiama Post Nebbia. Io nelle loro cose ci sento Steve Lacy, li sposto più verso l'R&B che l'indie. 

Brenso: Quando ascolto i Post Nebbia mi fanno l'effetto di Kiwi di Calcutta. É una canzone pop ma tutti abbiamo pensato “campioniamola che è una bomba, facciamoci un beat”. É un genere che si trascina dietro qualcosa dei generi prima. Non è figlio del nulla, non è freddo. In ogni pezzo c'è il seme di qualcosa di funk, jazz, hip hop. É d'autore. La chicca è la ricchezza. La parola colto non mi piace, ma è un genere che fa riferimento a qualcosa che ha avuto senso prima.

 Il team di Undamento al MI AMI - Foto PizapazaIl team di Undamento al MI AMI - Foto Pizapaza

Ho visto la playlist "R&B ITALIA". La grafica e il nome sono da playlist editoriale ufficiale, invece è una vostra playlist di Undamento. Come mai questa scelta furbetta?

Biagetti: Grosse discussioni! (ride)

Fobetti: Chiaramente per agevolare l'utilizzo della playlist. Se si andava su cose più complicate, come siamo soliti fare... ecco per questa missione non era giusto complicarsela.

Biagetti: É stato un po' anche “ok lo prendiamo noi così non lo prendano gli altri”. 

Non vorrei essere malizioso, ma mi chiedo se non ci sia un messaggio che volete lanciare agli attuali compilatori editoriali di Spotify, ovvero coloro che hanno la responsabilità di forgiare il gusto degli ascoltatori.

Fobetti: Assolutamente no. Se questa playlist dimostrasse che alla gente piace questa musica, magari chi fa questo mestiere darà spazio a questo filone sui propri canali. Non è per appropriarsi del nome in maniera brutta, è per facilitare. Sarebbe bello vederla su quei canali, vedere programmi radio 

State facendo una sorta di advocacy per il sound R&B.

Biagetti: Devo essere sincero, io un po' di messaggio in buonissima fede ce l'ho visto (parte uno sciacquone del bagno dei vicini di Frah, ndr). É una cosa che non esiste, non la state facendo, la facciamo noi. 

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Io lo trovo giusto, ma non è un po’ strano che sia un’etichetta a prendersi il diritto e il dovere di raccontare un suono? 

Fobetti: Io spero che questa cosa aiuti a fare scena. Noi siamo un po' atipici, ci piace prenderci le questioni sulle spalle e dire: chi è con noi ci segua. L'abbiam fatto per tante cose, anche extramusicali. L'estetica che abbiamo avuto per anni è stata ripresa da tanti. É un bene sapere di avere questa forza. É uno dei motivi che ci fa fare questa questa playlist, sperando che si diffonda.

Undamento style - Foto Tommaso BiagettiUndamento style - Foto Tommaso Biagetti

Undamento è qualcosa più di un'etichetta per voi. Quali sono i pregi e i difetti di lavorare per una famiglia?

Frah: Questa cosa ha solo pro. Siamo soci: chi è gravitato attorno a Undamento l'ha fatto perché condivideva il pensiero nostro. L'unico contro, forse, è che l'amicizia complica: “figa però che coglioni, devo dire a Ceri di cambiare una cosa” e nascono discussioni del cazzo. Alla fine però è come in una famiglia. Sappiamo che stiamo facendo tutti questa cosa per un ideale, perché siamo amici. Non è programmata, è uscita così ed molto figa. Vogliamo tutti preservarla.

Biagetti: L'idea della family è nata per scherzo. Siamo molto spesso in studio, facciamo aperitivi assieme, usciamo... quando siamo tutti a Milano passiamo tempo assieme. Come è normale in tutte le famiglie è più difficile scazzare, dirsi cose sacrosante soprattutto se si lavora. É capitato spesso che le robe più pese ce le siam dette al quarto bicchiere di vino, perché eravam tutti più morbidi (ridono)

Brenso: Tra i pro hai quella comunanza di intenti da crew, che è una cosa molto hip hop. Siamo tutti di città diverse: Biagetti è marchigiano, io di Bologna, Frah e Fobetti di Brescia, Ceri di Trento. Ci siamo dovuti cercare per anni, a feste e concerti. Ci siamo dovuti riconoscere. Tra i contro... è che non stacchi mai. 

L'ultima parola al boss.

Fobetti: Io, Frah, Ceri, Biagetti, Brenso, Duccio, Vale Bracchi... ci conosciamo tutti da prima di Undamento. Il modo di di viverci queste missioni, come quella dell'R&B, è perchè siamo un gruppo di amici che si prende bene nello spingere le cose. É per questo che siamo fatti così.

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L'articolo Frah Quintale: "Il falsetto è la voce della mia coscienza" di Carlo Pastore è apparso su Rockit.it il 29/04/2020 14:43

Tag: singolo

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